L’Europa fuori dal tempo

La Commissione europea ha annunciato la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo nei riguardi di Italia, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Olanda, Portogallo, Slovenia e Slovacchia, dopo che per le stesse ragioni era già partita una raccomandazione per Grecia, Irlanda, Francia, Spagna, Romania, Lettonia, Malta, Lituania, Polonia, Regno Unito e Ungheria. Se tutti sono colpevoli, nessuno lo è?
7 OTT 09
Ultimo aggiornamento: 21:30 | 8 AGO 20
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La Commissione europea ha annunciato la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo nei riguardi di Italia, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Olanda, Portogallo, Slovenia e Slovacchia, dopo che per le stesse ragioni era già partita una raccomandazione per Grecia, Irlanda, Francia, Spagna, Romania, Lettonia, Malta, Lituania, Polonia, Regno Unito e Ungheria. Se tutti sono colpevoli, nessuno lo è? La Commissione, in realtà, dà prova di essere soltanto un organismo burocratico e non un governo sovranazionale che fa politica economica. Il tema che avrebbe dovuto affrontare era piuttosto quello delle ricette di politica fiscale all’interno dell’Unione. Infatti il Fondo monetario internazionale e gli Stati Uniti, oltre a una vasta schiera di economisti (neo)keynesiani, hanno sostenuto che l’Europa non attua una politica anticiclica adeguata e che gli stimoli dei singoli stati non sono sufficienti.

Questo dibattito si svolge anche in Germania, in Italia e in Francia, con tesi diverse che riguardano la riduzione delle imposte, gli investimenti in infrastrutture, la spesa sociale. Dal punto di vista quantitativo si discute se sia preferibile sostenere la domanda di consumi o quella di investimenti e con quali strumenti. Un confronto sul “che fare” potrebbe essere aiutato da una valutazione analitica dell’esecutivo di Bruxelles su come i diversi stati membri si sono comportati di fronte alla crisi, per comprendere se hanno agito o no in modo coordinato e conforme al mercato. Dalla Commissione arriva invece una scolorita reprimenda per il fatto di aver superato i livelli di deficit di bilancio consentiti. Senza considerare che data la contingenza è fisiologico, e non patologico, che il rapporto deficit/pil salga visto che il denominatore cala per la recessione. D’altronde l’unico testo di economia e politica fiscale che Bruxelles conosce è il Patto di Amsterdam, e non sembra neppure che ne abbia digerito la nuova versione. E’ rimasta ferma alla vigilanza formale da esercitare sul “patto stupido”, rinunciando ai compiti di coordinamento sostanziale. In questo modo serve a poco anche il cenno alle mancate riforme strutturali, visto che innanzitutto urge capire come Bruxelles reputi si debba attuare la exit strategy e se ritenga o no indispensabile un dibattito serio su nuovi patti interni di politica economica.